
Dopo aver lavorato per anni ad Abyss Cleanup, ho iniziato a chiedermi se mostrare continuamente il degrado del mare fosse sufficiente.
Durante le riprese avevo trovato automobili sommerse, reti abbandonate e rifiuti trasportati fino ai canyon sottomarini. Nello Stretto di Messina eravamo scesi con un ROV a centinaia di metri di profondità per documentare le conseguenze delle nostre decisioni.
Era importante mostrarle. Continuo a pensarlo.
Terminato il film, però, sentivo di aver raccontato soltanto una parte della storia. Sotto la superficie esiste anche un patrimonio capace di suscitare meraviglia e ci sono persone che dedicano la propria vita a esplorarlo.
In quel periodo ho incontrato David Doubilet, fotografo subacqueo di National Geographic.

Durante la nostra conversazione mi disse una cosa che mi è rimasta dentro: oggi la sfida più difficile è combattere l’apatia.
Le immagini del degrado degli ecosistemi sono necessarie, però mostrare continuamente un mondo devastato può produrre assuefazione e convincere la gente che non ci sia più niente da salvare.
Raccontare la bellezza può avere un effetto diverso. Può restituire curiosità e farci sentire nuovamente coinvolti.
Quella conversazione ha dato una forma più precisa a un pensiero che avevo già cominciato a maturare.
Così è nato Abyss Discovery.
All’inizio immaginavo un progetto dedicato alle storie nascoste sott’acqua. Volevo raccontare relitti dimenticati e ambienti che conservano ancora una ricchezza sorprendente.
Poi ho capito che il centro del racconto sarebbero state le persone.

Esistono uomini e donne che seguono la propria curiosità con una dedizione difficile da spiegare. Studiano un relitto per anni oppure tornano decine di volte nello stesso luogo. A volte scoprono qualcosa. Altre volte rientrano a mani vuote e ricominciano a preparare il tentativo successivo.
La loro passione diventa una disciplina quotidiana. In alcuni casi assomiglia quasi a un’ossessione.
Una di queste persone è Andrea Murdock Alpini, esploratore subacqueo e fondatore di PHY Diving Equipment.
Andrea dedica gran parte della propria vita all’esplorazione dei fondali e alla ricerca di storie sommerse. Quello che mi interessa, più delle profondità raggiunte, è la costanza con cui porta avanti i suoi progetti.
Tra le sue esperienze ci sono anche immersioni in solitaria, una pratica che richiede preparazione specifica e piena consapevolezza dei rischi.
Nel suo approccio riconosco qualcosa della lezione di Walter Bonatti: l’avventura come scelta personale, nella quale ciascuno si assume la responsabilità del proprio rapporto con il wilderness e delle proprie scelte.
Bonatti ha influenzato profondamente anche il mio modo di viaggiare. Nel 2014 sono partito da solo in canoa sul fiume Yukon per ripercorrere una parte del suo viaggio tra Canada e Alaska. Cercavo le sue tracce e mi sono ritrovato a fare i conti con le ragioni che mi avevano veramente portato fin lì.
Nel mare accade qualcosa di simile. Sei costretto a guardarti dentro.

Quando si scende sott’acqua, molti elementi attraverso i quali costruiamo la nostra identità perdono importanza. Rimane ciò che sappiamo fare e il modo in cui reagiamo davanti a un problema.
Per questo le persone che esplorano davvero il mare, con grande preparazione, possono raccontare qualcosa che va oltre la subacquea.
Viviamo in un periodo nel quale i viaggi e le esperienze delle persone finiscono per assomigliarsi tutti. Gli stessi luoghi vengono ripresi dalle stesse angolazioni e accompagnati dalle stesse parole. Si va in capo al mondo perché va di moda, perché è un trend, però poi si pretende di vivere un’esperienza originale, un’avventura...
E invece si finisce per vivere in mezzo ai replicanti. Una noia mortale.
In mezzo a questo sistema esistono ancora persone disposte a dedicare anni a una ricerca dall’esito incerto. Continuano anche quando non c’è nessuno a guardarle. Seguono un percorso lungo e difficile per arrivare a un risultato, spesso non garantito.
Sono queste le persone che voglio incontrare con Abyss Discovery.

Per seguire queste storie ho dovuto migliorare parecchio la mia formazione subacquea, affrontando immersioni sempre più impegnative fino a cinquanta metri di profondità.
Avevo bisogno di un’attrezzatura affidabile che mi permettesse di concentrarmi sulle riprese. Dopo aver conosciuto Andrea ho iniziato a utilizzare le mute stagne e altri prodotti di PHY Diving Equipment. Ho trovato attrezzature solide, progettate da persone che conoscono le condizioni reali di un’immersione. Così PHY è diventata una parte naturale di Abyss Discovery.
Con Abyss Discovery voglio cercare ciò che merita ancora di essere scoperto, prima che il vuoto nel quale siamo immersi ci convinca che non esista più niente per cui valga la pena mettersi in viaggio.
Testo: Igor D'India
Immagini: Igor D'India

Autore
Igor D'India
Autore e documentarista
Adventure filmmaker e documentarista: racconta sport, spedizioni e ambiente in contesti selvaggi, con esperienza anche in riprese subacquee e produzioni outdoor.